Turismo e dimore di scrittore, tra libri e lettere

Aurore Bonniot-Mirloup

 

Riassunto

Nel mondo della letteratura si assiste ad un appropriarsi dei suoi elementi materiali (dai libri alla casa dello scrittore..) come se fossero immateriali (l’immaginario dei luoghi) da parte di attori per i quali essa rappresenta una risorsa in grado da contribuire allo sviluppo territoriale. Proprio a partire dalla dimora dello scrittore, luogo della memoria colmo di significati, già considerata e valutata dagli specialisti di storia e letteratura, forte è l’interesse anche da parte  delle comunità che considera questi elementi come un patrimonio da valorizzare e un mezzo per meglio rendere attrattivo il loro territorio.

Testimonianza del passato, dimora famosa ma anche luogo della propria intimità, la casa di uno scrittore è sommersa da un confondersi dei tempi e degli spazi, tra immaginari e ricordi personali. Essa è da considerarsi un’eterotopia, perché i  livelli di lettura sono molteplici e potenzialmente coesistenti. La ricerca dell’autore aspira a comprendere il significato, o piuttosto, le variazioni di senso che assumono queste dimore di scrittore nell’incontro  con gli immaginari e le pratiche turistiche diverse e in evoluzione. Attraverso confronti  con i visitatori sulle loro aspettative, insieme anche ad uno studio delle annotazioni e osservazioni lasciate nei registri di commenti, l’autore va ad esplorare le percezioni e le emozioni del visitatore, in grado di svelare e mettere a fuoco un vasto immaginario tutto attorno alla dimora di scrittore, testimonianza della sua natura eterotopica. L’esperienza nasce e si forma sulla base di una triplice relazione tra autore, opera e luoghi, arricchendo la valorizzazione dell’opera e lo sguardo sul territorio grazie ad una dialettica tra turista e ciò che lo circonda tra materiale e immateriale.

Parole-chiave : Dimora di scrittore, immaginario del luogo, turismo letterario, registro di commenti, esperienza.

* La tesi è stata realizzata nell’ambito di un programma di ricerca della Regione dell’Alvernia dal titolo “Immaginare i luoghi : letteraturatura, regionalità e attrattiva territoriale”.

 

Introduzione

L’opera letteraria, alla stregua di altre opere artistiche, possiede la capacità di veicolare un immaginario di luoghi, e quando essa è condivisa, può divenire un elemento  della memoria collettiva; per una regione che le ha dato i natali, essa diventa anche testimone del passato per il viaggiatore come pure per l’abitante. La letteratura si presta a vedere i suoi elementi materiali  (libri, dimora dello scrittore,…) come immateriali (l’immaginario dei luoghi sviluppato nelle opere, le orme dell’autore, i percorsi collegati all’opera o all’autore,…) da parte degli attori per cui essa rappresenta una risorsa potenziale per uno sviluppo sociale, culturale e turistico dei territori. Considerato a volte come una declinazione tematica di un turismo culturale generico, il turismo letterario fa riferimento alla pratica di visitare luoghi che l’autore ha frequentato o quelli che egli ha ricordato nelle sue opere (Squire, 1994 ; Herbert, 1996 ; Robinson et Andersen, 2002).

Sia che si proceda all’invenzione di un nuovo luogo oppure a “reinventare” un luogo già esistente (Molina, 2010, Choay, 1999), la creazione di una “casa di scrittore” dimostra il desiderio di costruire un luogo simbolico con l’obiettivo di valorizzare  il patrimonio letterario (Herbert, 2001). La creazione di tale luogo sta a significare l’intenzione di trasformare una casa privata in un museo per ospitare del pubblico. In un contesto rurale dove si registra una perdita di attrattiva, siffatta azione può anche dare prova di una volontà di sviluppare una identità territoriale intorno ad un elemento del patrimonio gratificante, “immagine identitaria”, capace cioè di dare identità  al territorio (Cousin, 2008). In Francia, si possono contare  185 case di scrittore (Fédération des maisons d’écrivain & des patrimoines littéraires, 2012) (fig. 1). Diversità di luoghi, come di storie: ce ne sono tante quanti sono stati gli autori per scrivere, che hanno scritto e scritto nello spazio. La diversità si riflette anche nelle aspettative di chi entra dalla porta di casa di uno scrittore. La diversità si riflette anche nelle aspettative di chi entra dalla porta di casa di uno scrittore. Testimonianza del passato, celebre dimora ma anche dimora dell’intimo, regalando un senso di raccoglimento e di nostalgia, l’immaginario immaginario possono riconnettersi ai ricordi personali, mentre i tempi si intersecano, e gli spazi si ricongiungono. Una casa di scrittore rappresenta un’eterotopia (Foucault, 2009), sia perché i livelli di lettura dello stesso luogo sono plurimi e possono coesistere, anche per un singolo individuo.

2016-1(9)-ART6-fig1.FRjpg
Figura 1 : Distribuzione delle dimore di scrittore e luoghi letterari
Fonte : indagine della Fédération des maisons d’écrivain & des patrimoines littéraires 2012, Ripartizione aree urbane INSEE. Realizzazione: Ceramac 2013.

La ricerca si pone l’obiettivo di comprendere il significato, o meglio i diversi  cambiamenti di senso che assumono queste dimore di scrittore. Queste case ci interrogano in molteplici modi: nella loro relazione con lo spazio come nel loro relazionarsi con le diverse pratiche turistiche e in continua evoluzione (crescita di brevi soggiorni, autonomia del turista). Si tratta di un turismo culturale, o turismo della memoria, di un turismo letterario o della visita al proprio patrimonio da parte di un abitante? Nel confrontarsi sulle attese con i visitatori, anche con il supporto dei registri dei commenti, si cerca di identificare anche come il luogo costruisca un senso per il visitatore, nel suo rapporto con l’autore, l’opera, il luogo e il suo immaginario.

Le dimore di scrittore e i loro visitatori

 Dimore di scrittore polimorfe

In Francia, le dimore degli scrittori sono caratterizzati da eterogeneità. Dimora di uno scrittore è la casa dove uno scrittore è nato, dove ha vissuto e scritto; essa non è necessariamente la sua casa natale, né dove ha trascorso gran parte della sua vita. Questa definizione dà luogo ad una grande diversità dei luoghi, così chiamati, nella loro forma come nel loro contenuto reale e simbolico. Si distinguono case-mausoleo in onore e a gloria dell’autore, case-museo che raffigurano uno stile di vita di un tempo, case-monumenti, edifici prestigiosi circondati da bellissimi giardini, case-biblioteche piene di libri provenienti dalla collezione privata dell’autore. Michel Melot ha notato che le dimore in questione possono ricadere in  una o/e  in un’altra categoria, o addirittura non vi rientrano in nessun modo (Melot, 1996).

Le funzioni principali di questi luoghi sono da tempo limitati alla conservazione e preservazione del patrimonio e per scopi commemorativi. Ma dal 1990, le comunità locali, in particolare, hanno considerato le dimore di scrittore come dei potenziali per migliorare l’immagine del territorio e dei volani per lo sviluppo del turismo culturale. Dal 1997, la maggior parte delle dimore di scrittore è riunita in una federazione, la Fédération nationale des maisons d’écrivain & des patrimoines littéraires. Questa federazione è stato creata per ovviare alla assenza di riconoscimento ufficiale di questi luoghi ibridi, ma anche per garantire la conservazione, la promozione e l’impatto culturale. Un label “Maison des Illustres” conferito dal Ministero della Cultura e della Comunicazione aggiunge un ulteriore riconoscimento a quasi la metà di loro. Nel 2013, 171 case di statisti e artisti avevano ottenuto il label “Maison des Illustres”, tra cui 75 erano di scrittori. Nel caso in cui sono gli scrittori i personaggi “illustres”,  le dimore risultano migliori; forse questo può essere dovuto alla immaterialità della loro opera letteraria che giustifica la necessità di localizzarli. La loro casa sarebbe “l’intermediario obbligato tra ispirazione e scrittura” (Poisson, 1997, pag 3.), un posto capace di stabilire un contatto con l’autore e il suo mondo immaginario (Fabre, 2001; Melot, 2005).

Questi luoghi della memoria a volte finiscono per trasformarsi in spazi capaci di promuovere la  letteratura: centri di studio, di insegnamento, residenze d’artista, luoghi di incontro culturali, festival, ecc. Questo moltiplicarsi di attività crea difficoltà logistiche e di etica  a chi deve gestire tali strutture, in quanto da un lato si devono conciliare le esigenze di rispetto e di autenticità inerenti al luogo della memoria mentre dall’altro, si sente l’esigenza e il desiderio di in uno spazio vivace e attraente per visitatori più numerosi. Il visitatore, sia che abbia letto o no l’opera, elabora  una serie di aspettative, oggetto di una ricerca dedicata dall’autore attraverso questionari sottoposti ai visitatori  alle dimore di tre scrittori.

 Tre dimore di scrittore: come scegliere?

Le tre dimore scelte per questo studio sono stati selezionati in base a criteri socio-spaziale, ma anche sulla base del radicamento di un autore e della sua opera in una regione. Sia che si tratti di una casa natale o di una casa piena di ricordi d’infanzia, questi scrittori hanno sviluppato un rapporto speciale con questo luogo e il suo ambiente; i loro scritti ne sono la traccia, la loro letteratura contribuisce a qualificare una regione grazie ad una geografia reale o immaginaria. Queste case rurali, tutti e tre con il label di “Maisons des Illustres”sono situati nel centro della Francia, nelle regioni di Berry e  Bourbonnais, separate da qualche decina di chilometri di distanza tra di loro. Sono in aree che possono essere considerate comparabili anche in termini di richiamo turistico. Si  tratta della dimora di George Sand a Nohant (Indre), di quella di Charles-Louis Philippe a Cérilly (Allier), e di quella di Alain-Fournier chiamata “du Grand Meaulnes” a Epineuil- le-Fleuriel (Cher).

La tenuta di Nohant (fig. 2) ha aperto le sue porte nel 1961, e figura tra le dieci dimore di scrittore più popolari in Francia. Proprietà dello Stato (Centre des Monuments Nationaux), il suo status le permette di tenere aperte le porte ben 360 giorni all’anno. Eredità da parte di sua  nonna, George Sand dovette riscattare la dimora dopo il suo divorzio. Ne era molto legata[1], come era legata alla terra di Nohant e a questa Valle Nera che sarà lo scenario di molti dei suoi romanzi. Qui ha ospitato la sua cerchia di amici parigini, scrittori e artisti famosi: Flaubert, Chopin, Balzac, Delacroix, …; vi ha anche vissuto privatamente alcune delle sue famose storie d’amore. Il quadro praticamente invariato di Nohant, il suo pregevole parco con alberi secolari, con un po’ in disparte le tombe della scrittrice e della sua famiglia, sono tutti elementi che fanno di questo luogo romantico una testimonianza eccezionale della vita di una donna dedicata alla letteratura nel XIX secolo.

 2016-1(9)-ART6-fig2
Figura 2. Tenuta di Nohant, casa di George Sand
Fonte : autore, 6 maggio 2014.
2016-1(9)-ART6-fig3
Figura 3. Casa-scuola del Grand Meaulnes a Epineuil-le-Fleuriel
Fonte : autore, 11 luglio 2013.

Alain-Fournier ha  vissuto nella casa-scuola Epineuil-le-Fleuriel (Cher) dove i suoi genitori erano insegnanti fino all’età di dodici anni, nel 1898. Questa casa (fig. 3) lo  ha segnato al punto di farne un elemento centrale nel suo romanzo le Grand Meaulnes che inizia così:

"Arrivò da noi una domenica di novembre del 189...
Io  continuo a dire "da noi", sebbene la casa non sia più nostra. Abbiamo lasciato il paese da più di quindici anni e certamente non la rivedremo mai più.
"Abitiamo adesso negli edifici della Corte Superiore di Sant'Agata. Mio padre, che io chiamavo Signor Seurel, alla stregua degli altri studenti, vi dirigeva talvolta  il corso superiore, dove si otteneva il titolo di istitutore, e il corso medio, Mia madre insegnava nella prima classe. " (Alain-Fournier, Le Grand Meaulnes, 1913)

Si può visitare la scuola, il villaggio ora chiamato Santa – Agata, e anche il misterioso personaggio di Augustin Meaulnes. Il Grand Meaulnes è l’unico romanzo scritto da Alain Fournier, morto nel 1914 sul campo di battaglia della Meuse, all’età di 27 anni. Questo romanzo iniziatico ha segnato diverse generazioni di adolescenti ed è tra i dieci libri più letti in Francia (Savigneau, 1999). Questa casa dello scrittore ha la particolarità di avere non il nome dello scrittore, ma quello del romanzo e del suo eroe. Questa vecchia scuola è stata rinnovata e trasformata in museo nel 1994. Nel sito, che accoglie un moderato numero di visite (tra i 1.000 e 10.000 visitatori ogni anno), si può camminare sulle tracce del percorso illustrato dalle vicende del romanzo, ma anche ritrovarsi in un altra dimensione temporale per rivivere la scuola della Terza Repubblica.

La casa-museo di Charles-Louis Philippe, che si trova Cerilly in Allier (Alvernia), è forse la più piccola delle dimore di scrittore (fig. 4). Riaperto al pubblico nel 1974, essa ha assunto il nome di “museo” e non di “casa”. Questa umile costruzione di calzolaio ha visto nascere nel 1874 l’autore di La Mère et l’enfant (1900). Egli visse lì fino al 1895, anno della sua partenza per Parigi, dove incontrò il successo, sebbene ritornasse regolarmente nella cittadina di Cerilly, che gli serviva da contesto geografico di riferimento per molte sue opere. C.-L. Philippe è sepolto nel cimitero di questa città, che era solito definire “la piccola città”. Questa casa registra meno di 1.000 visitatori ogni anno e si può respirare la memoria del lavoro di un calzolaio, ma soprattutto una ricca mostra dedicata alla vita e all’opera dell’autore oggi poco conosciuto.

2016-1(9)-ART6-fig4
Figura 4. Dimora di Charles-Louis Philippe a Cérilly
Fonte : autore, 2 luglio 2014.

 Analisi tematica dei questionari

All’entrata di queste tre  case di scrittore sono stati messi a disposizione dei questionari, che ovviamente vengono proposti agli ospiti al termine della visita. I risultati presentati qui di seguito sono di 121 questionari compilati dai visitatori di queste tre dimore durante le estati 2013 e 2014. L’identikit  tipico  del visitatore, che si è reso disponibile a rispondere,  è la seguente: si tratta di una donna, turista, con un’età che supera i 60 anni, e che effettua la visita in coppia o con gli amici. L’autore sta alla base della sua motivazione di cui ha letto uno o due romanzi, e anche perché è attratta  dai luoghi della memoria. Ha già avuto esperienze di visite a dimore di scrittore, ma la sua pratica non ha legami con il turismo letterario. Una tabella riassuntiva mostra le risposte che illustrano le motivazioni della visita (fig. 5).  I visitatori potevano scegliere fino a quattro opzioni tra la dozzina proposta. La scelta multipla si giustifica per il fatto che le motivazioni dl visita alla casa di scrittore sono di diverso tipo e non si escludono tra di loro (Herbert, 2001).

2016-1(9)-ART6-fig5
Figure 5. Motivazioni della visita di una dimora di 
scrittore
(sulla base di aggregazioni tematiche, 121 risposte, più risposte potenziali)

L’ autore risulta la prima motivazione tra quelle proposte. I luoghi del lavoro letterario sono citati al 2° posto: trovare e confrontare la descrizione letteraria ai luoghi reali si rivela un’attrazione importante per molti visitatori. L’emozione davanti ai monumenti si posiziona al 3° posto. Tutto ciò rafforza l’idea che le dimore di scrittore siano “luoghi della memoria” per eccellenza (Poisson, 1997); ciò che i visitatori ricercano non è tanto un luogo preciso e definito quanto un luogo della memoria, dove possono immergersi in un’atmosfera di meditazione spirituale. Al quarto posto, sono indicate  le “visite culturali”; queste due ultime motivazioni si possono considerare (in modo generico) proprie del  turismo culturale: la casa di scrittore è carica di interesse storico o legato al patrimonio, proprio come è vissuto per un castello. Le risposte che hanno preso in esame la motivazione “dimora di scrittore” mostrano soprattutto questa tendenza “chez” George Sand, una tendenza confermata nelle conversazioni dirette. In 5° posizione emerge l’interesse per  lo stile di vita al tempo del l’autore, seguito dal turismo letteraria, che si colloca solo al 6° posto. Sulla base di tutte le risposte che esprimono il motivo della visita, emerge che poco più di 1/4 (cioè il 28% degli intervistati) non fa riferimento  né all’autore né ai luoghi legati all’opera letteraria.

Inoltre, il 28% dei visitatori intervistati non ha letto un’opera dell’autore di cui visitano la dimora; quasi la metà (il 48%) ha letto tra uno e due libri e addirittura 1/4 (il 24%) ne conosce tre o più, esperienza che li rende in qualche modo lettori “molto informati” su questo autore. Si deve sottolineare poi il fatto che il 72% degli intervistati si dichiarano intenzionati a leggere o rileggere l’opera dell’autore dopo la loro visita: molte persone, infatti, acquistano un libro al termine della loro visita, tanto che si può affermare che le case di scrittore spesso assumano la funzione di una biblioteca specializzata.

Infine, il 61% dei visitatori intervistati si dichiarano turisti, il 39% sono abitanti del territorio. Questi ultimi, lettori “migliori” rispetto ai turisti, indicano nello scrittore il motivo primo della loro visita, mentre per i turisti è la memoria del luogo ad essere al primo posto. In totale, la pratica del turismo letterario è dichiarata dal 21% degli intervistati, tra i quali però, un terzo afferma di non aver mai visitato prima una dimora di scrittore, e più della metà non ha mai sperimentato dei circuiti letterari. Al contrario, alcune persone che avevano già visitato diverse dimore di scrittore ed effettuato circuiti letterari, non si identificano come “turisti letterari”. Questo è molto significativo di quanto sia discutibile, e quindi difficile e ambiguo, cercare di attribuire un nome, descrivere e definire una pratica che si riferisce a interpretazioni diverse in relazione ai visitatori. Turismo della memoria, turismo culturale e turismo letterario si prestano ad essere delle declinazioni del fenomeno turistico sulla base del termine senza per altro essere in grado di identificare delle pratiche esperienziali, ma si prestano ad essere analizzate, in modo più prosaico, come una politica di marketing di nuovi prodotti (Knafou 1998 citato da Cousin, 2002 p17).

Da tutto questo si evince che pratiche e motivazioni sono multiple, risultato che rende difficile individuare dei profili o dei rituali di visita solo sulla base di questi questionari. Il livello di consapevolezza come di conoscenza dell’autore e della sua opera sono variabili, e se il 39% dei visitatori non aveva mai visitato prima una casa di scrittore, si può notare che il 33% sono già alla  loro seconda visita del luogo. Durante la somministrazione dei questionari effettuata direttamente face to face davanti alla casa di George Sand, diverse persone hanno detto di essere native della regione e nel corso di un soggiorno nella zona circostante tornano a volte “in pellegrinaggio” alla ricerca di un’atmosfera o di loro ricordi.

Questa diversità di elementi conferma la diversità di attese che si manifestano attorno a questi luoghi, ma anche, e ben diversamente da quanto avviene negli spazi museali tradizionali, si può spiegare una forma di attaccamento dal ripetersi delle visite. Questi questionari permettono di mettere in luce sulle relazioni tra i visitatori con il luogo, senza  però che siano in grado di comprendere quali siano i confini sensoriale di chi, carico dei suoi ricordi letterari e del suo immaginario, viene a contaminarsi con la magia del luogo.

L’esperienza della visita alla luce  del registro dei commenti

Per affrontare il tema dell’immaginario e valutare le dimensioni dell’impatto emotivo, i registri dei commenti si sono rilevati una ricca fonte di dati. Scritti in modo libero e spontaneo, rappresentano delle istantanee dello stato d’animo del visitatore al termine della visita, un’impronta scritta di una emozione ancora “calda”. Il visitatore non sempre scrive per essere letto, anche se generalmente egli firma le sue opere. Per quanto riguarda il suo destinatario, egli non lo identifica chiaramente, il che gli dà la libertà di scegliere a chi rivolgersi: all’amministratore del luogo, alla nazione, all’autore o a se stesso. Questi scritti, sia privati che pubblici, non sono necessariamente dei messaggi, ed è per questo che suscitano il nostro interesse: vi si può scorgere una fonte di ispirazione, una creatività che sgorga dall’immaginario del visitatore.

Per Le Goff, “l’immaginario fa parte del campo della  rappresentazione. Ma occupa la parte di una traduzione che non sa riprodurre, che non sa trasporre in immagini della mente, ma creativa, poetica in senso etimologico” (Le Goff, 1991, citato da Amirou, 1995 : 29). Berdoulay (2001) vi legge più del semplice prodotto  dell’immaginazione: “l’immaginario può essere concepito come medium tra il mondo interiore e il mondo esteriore, il che guida a un tutto altro significato dei simboli, segni e allegorie che mette in gioco. Nello strutturare realtà, discorsi e conoscenza, la nozione d’immaginario può rivelarsi empiricamente utile ” (Berdoulay et al., 2001, p. 421).

Per siffatte ragioni, il ricorso al registro dei commenti e ai suoi immaginari può essere considerato come un mezzo per accedere a rappresentazioni individuali. Per il fatto che mette a disposizione la dimensione creativa, affettiva e sensoriale, di cui i questionari fanno difetto, i registri dei commenti concretizzano un incontro tra un immaginario scaturito dalla letteratura e l’immaginario del visitatore. Essi possono essere considerati degli indicatori di livelli plurimi della lettura del luogo, riproducendo anche la specificità del legane tra letteratura e spazio in situ. Infine, l’idea è stata anche di veder emergere l’opera nel luogo, evitando di farla emergere nell’ambito di una intervista semi-strutturata.

I registri dei commenti permettono di conoscere dei “criteri di giudizio” (Saurier, 2003, p. 130). Nella sua tesi in museologia, Saurier identifica tra i visitatori della dimora di Marcel Proust (denominata Maison de Tante Léonie) sette criteri di giudizio. Si tratta di criteri di ordine estetico, estesico/sensibile, della memoria, autentico, biografico, genetico e interpretativo (Saurier, 2003, p. 130). I riferimenti alla storia della Francia, all’autenticità del luogo, alla vita dell’autore sono comuni, ma non sono stati inclusi in questo studio. L’attenzione si è concentrata sui criteri specifici della dimora dello scrittore (o dimora di un artista), rispetto ad altri tipi di museo, e  ne sono state privilegiati tre: il criterio estesico, che riflette la capacità di suscitare delle emozioni e sensazioni a partir dall’accoglienza del luogo, il criterio genetico, che cerca di mettere in luce il processo di creazione, come il criterio di interpretazione, che stimola nello spettatore una elaborazione dell’identità riflessiva, in particolare riportandolo alla sua percezione dell’opera o dell’autore (Saurier, 2003, p. 130). Le citazioni sono per lo più raccolte negli anni 2013-2014, anche se la loro compilazione è stato eseguita nel corso di un periodo più lungo. Esse non sono utilizzate per un’analisi quantitativa, ma per individuare, riproducendo alcuni scritti, le tendenze individuate per un luogo definito. Non si tratta qui di una ricerca quantitativo, ma di individuare tramite qualche commento le tendenze che emergono e prendono vita per un luogo in particolare.

La dimora di scrittore e il genius loci

Nella sua opera Imaginaires touristiques et sociabilités du voyage, Amirou (1995) scrive : “Le dimore di scrittori celebri morti sono visitati con a volte un sentimento ricolmo di fecondità nei confronti dei luoghi, cioè una specie di credenza in un possibile intimo incontro con lo “spirito”del morto che sarebbe presente nel posto, in una specie di alchimia che renderebbe il visitatore il custode immaginario di un genio letterario” (Amirou, 1995, p. 70). La dimora di scrittore affascina molto spesso per la sua profondità spirituale, nel significato con cui lì si potrebbe venire in contatto con lo spirito dell’autore. Ecco alcune citazioni:

"È la mia seconda visita e fatta al di fuori delle indicazioni, l’atmosfera del luogo è sempre un colpo al cuore. Questa casa-scuola ha sempre un'anima". (Maison du Grand Meaulnes)
"La visite della scuola, l'atmosfera del villaggio, tutto semina la magia dello scrittore nello spirito del visitatore ". (Maison du Grand Meaulnes)
"Molte emozioni nella camera di CL Philippe. Dimora dove alita ancora lo spirito…Un solo rammarico: rileggere l'opera". (Dimora  Charles-Louis Philippe)

Magia dei luoghi, aura dello scrittore: l’atmosfera è talmente magica che alcuni visitatori utilizzano a volte il registro dei commenti per abbozzare un dialogo con l’autore, sino ad usare un tu come tra vecchiamici:

"Grazie Aurore, Grazie George. Je resterò libera, secondo il tuo desiderio che ogni donna lo sia". (Dimora di George Sand)

Ancora, questo spirito dei luoghi ispira nel visitatore une cascata di emozioni e sensazioni fisiche, che  lo fanno affondare nella nostalgia delle sue memorie personali.

"Visita meravigliosa che ci permette alla fine di toccare di mano, in modo fisico, tutte le memorie  d'infanzia ormai sepolte nel fondo del cuore e poi all'improvviso saltare nell'anima di questo posto." (Maison du Grand Meaulnes)
" L’infanzia si apre sino alla soffitta. Un piacere di incontri se mescola con il ritornare quel bambino che vive in ciascuno di noi. Bauli, quaderni, soprammobili, vecchie lenzuola, odori, polvere, e quel che resta di un amato orsacchiotto. " (Maison du Grand Meaulnes)

Oltre ad un incontro con l’autore, si tratta di un incontro con sé, e la propria infanzia. Grazie al risveglio dei sensi, agli odori, al toccare, ai brusii, la casa è come se fosse una “madeleine” di Proust per dei visitatori che rivivono con nostalgia l’età del loro primo incontro con questo autore e la sua opera. È particolarmente palpabile nel caso dell’opera Le Grand Meaulnes, romanzo che  ha segnato l’adolescenza di numerosi visitatori. “Io ho letto Le Grand Meaulnes a 12 anni, visto il film a 14 annni e visitato Epineuil a 47 anni. E sempre con la stessa nostalgia ” (Maison du Grand-Meaulnes).

Quindi non è sorprendente che alcuni visitatori si sentono parte di questo patrimonio, legandosi al punto di desiderare un ritorno:

" Posto che fa venire voglia di viverci! Un bel tempo trascorso a Nohant, dove tutto respira la gioia di vivere" (Maison de George Sand)
" Porto in visita a questa casa e alla scoperta della personalità di George Sand tutti i miei amici di passaggio " (Maison de George Sand)

A differenza di un museo classico, la dimora di uno scrittore provoca nei visitatori mozioni e memorie, uno stato contemplativo che guida allo spirito del luogo e alla sua intimità.

La dimora di scrittore, un’eteropia

Questa prima valutazione dei registri dei commenti ci dimostra come la dimora di uno scrittore possa essere considerata un’eterotopia nell’accezione di Michel Foucault (2009), sulla base di una diversità  interpretativa, dal punto di vista funzionale e simbolico. È il patrimonio del luogo e il suo processo di  formazione che produce nel tempo un susseguirsi di valori simbolici. Foucault definisce l’eterotopia in contrapposizione al concetto di utopia, che  rappresenta un posto senza un luogo reale. L’eterotopia, dunque, è un luogo reale “diverso da tutti i posti su cui egli riflette e di cui parla.” Le eterotopie sono “spazi diversi, altri luoghi, una sorta di contestazione sia mitica che reale dello spazio dove viviamo” (Foucault, 2009, p. 15). Egli associa alle eterotopie diversi principi eterotopie che possono essere utilizzati per le dimore di scrittori e per quelle di artisti in generale. In primo luogo, il fatto che “la medesima eterotopia può, a seconda della sincronia della cultura in cui si trova, funzionare in un modo o in un altro” (Ibid, p. 16): la dimora dello scrittore era in origine il “topos”dello scrittore, poi è stata considerata come un luogo della memoria da conservare e preservare, dove le persone venivano ad onorare la memoria del loro illustre occupante. Oggi, essa viene scoperta e visitato come un museo, che talvolta richiede una trasformazione del luogo, trasformazione che può essere ideologica e funzionale.

Le eterotopie rivestono anche una dimensione sacra, grazie al loro funzione di “creare uno spazio di illusione” (Ibid., P18). I registri dei commenti hanno mostrato come i visitatori possono essere pervasi dal genius dei luoghi, grazie ad una presenza quasi palpabile dell’autore. Inoltre, una porta si apre sul mistero della creazione letteraria :”Forse capiamo meglio i tuo pensiero dopo essere penetrati in questa dimora“, ha scritto un visitatore della dimora di Charles-Louis Philippe. Si spera di accostarsi al genio letterario dello scrittore, come se visitare la sua casa, toccare la sua scrivania potrebbe darci le chiavi della creatività letteraria. In questo caso, il posto è idealizzato dal visitatore, che gli attribuisce delle potenzialità di ispirazione.

Poi, “l’eterotopia ha il potere di giustapporre in un unico luogo reale diversi spazi, diversi posti che sono tra di loro contrastanti” (Foucault, 2009, p.17). Il valore storico e la sacralità della dimora dell’Illustre si accostano alla dimensione domestica di una casa, con i suoi oggetti di uso quotidiano. La casa contiene una serie di immaginari in relazione alla dimensione intima e agli effetti personali. Si entra nella sfera privata dell’autore, nel caso in cui il luogo è spesso uno spazio pubblico (Saurier, 2003; Hendrix, 2008), che si fruisce liberamente per uso didattico, come un museo con pannelli espositivi, proiezioni di film documentari, ecc. Monumento storico, biblioteca, libreria o boutique, sala di conferenze o di intrattenimento: la declinazione dei possibili usi che sembrano incompatibili pare infinita.

Infine, l’eterotopia è spesso associato all’eterocronia “essa si verifica quando gli uomini stanno infrangendo il loro tempo tradizionale” (Foucault, 2009, p17). La dimora dello scrittore è sede di diversi momenti temporali plurimi, in un mescolarsi del propria dimensione temporaneo e quella dell’autore. Inoltre, lo stesso visitatore si perde nel labirinto dei suoi ricordi di letture che lo riportano alla sua propria infanzia (Herbert, 1996). “Turismo e memoria sono così intimamente intrecciate da non poter mai dire a sufficienza che il viaggio è soprattutto un affare di memoria..collettiva. Il viaggio nello spazio e quello nel tempo divengono quasi sinonimi” (Amirou 1995 p70 ). Questo salto temporale fa oscillare il visitatore tra un modo di pensare e scoprire e un approccio introspettivo, quasi contemplativo, dove il sentimento ha un posto importante.

Per questa giustapposizione temporale e spaziale è anche probabile che il visitatore ricordi il proprio luogo di nascita. Gaston Bachelard in La Poétique de l’Espace (1961), dedica due interi capitoli alla casa, “La nostra anima è una dimora“, scrive, “si ricorda di ” case “, di ” stanze “, impariamo a “abitare” in noi “(Bachelard, 1961, p. 28). La casa natale è “più di un oggetto di abitazione, è un corpo di sogni “(Ibid., p. 43). La confusione tra immaginario e ricordi contribuisce nel visitatore a creare la magia del luogo e anche una certa perplessità nel considerare la sua pratica del luogo come turistica.

Come si vede, la dimensione eterotopica della dimora di scrittore probabilmente spiega la difficoltà incontrata quando si cerca di definire questo luogo o la sua fruizione turistica. Importante sia per il turismo museale, come per quello della memoria o letterario, tutte i dati che abbiamo raccolto concorrono a descrivere una forma di turismo, dove conoscenza, immaginario ed esperienza dei luoghi si combinano tra di loro.

La dimora di scrittore il trittico autore-opera-luoghi

Questo turismo tra luoghi e lettere non significa per i visitatori di mescolarsi solo nella coppia idiosincratica di un autore con la sua opera. Le parole dello scrittore permettono in una maniera originale di visitare la memoria di una regione e percorrere lo spazio attraverso un racconto di immaginazione. Il visitatore sperimenta una immersione nell’universo dell’autore, nell’opera e nei luoghi, luoghi costituiti dalla dimora dello scrittore, così come dai luoghi che hanno ispirato l’autore. Se il termine “turismo letterario” viene utilizzato dalla comunità – o si legge sulle brochures, sui siti web degli uffici del turismo dei Tour Operator -, tuttavia, non è identificato o studiato nella ricerca accademica francese, diversamente da quanto può essere osservato nei paesi anglosassoni (Squire, 1994; Herbert, 2001; Robinson e Anderson, 2002;. MacLeod et al, 2009). Secondo Robinson e Andersen, l’approccio del turista si basa su una relazione tripartita tra uno scrittore, i suoi scritti, e il concetto di luoghi o paesaggi: “la triplice relazione the gli autori, i loro scritti e i concetti di luogo / paesaggio “(Robinson, Andersen, 2002, p. 3).

Il termine “concetto di luoghi /paesaggi” rimanda all’ambito delle rappresentazioni e dell’immaginario, all’autore in primis e poi al lettore quando riceve l’opera. Questo approccio basato sul trittico autore/opera/luoghi può “spezzare” la coppia idiosincratica tra autore e opera. Grazie all’esperienza del luogo la percezione del turista si posiziona sullo stesso piano dell’autore, mentre la lettura lo collocherebbe solamente come destinatario. L’approccio turistico è autentico: infatti, anche se i luoghi traggono le loro sensazione da un mondo immaginario, suscitano nei visitatori dei significati e delle emozioni che sono, esse stesse, effettivamente reale (Herbert, 2001, p 318.).

Abbiamo rappresentato una triplice relazione autore-opera-luoghi in cui il visitatore o turista vive la sua esperienza di visita nella casa dello scrittore (fig. 6). Questo triangolo si compone – in modo schematico e semplice a fini esplificativi – in un polo “autore” che collega il visitatore alla zona della conoscenza e della storia. Il polo “opera” fa appello all’immaginario fantastico, infine, il polo “luogo/luoghi” si presta alla esperienza fisica del visitatore. Per il visitatore, in fine è la combinazione di queste tre forme di relazione, che collega la conoscenza, l’immaginario e l’esperienza che crea l’unicità del rapporto con la dimora di scrittore e contribuisce a qualificare l’esperienza turistica in termini di letteratura .

Per continuare lo studio dei registri di commento, inserendo questa volta la griglia analitica del trittico, si è deciso di identificare per ogni dimora, come si manifesta la combinazione e se, oltre alle differenze relative alle percezioni individuali, emergono determinate particolarità nell’immaginario dei visitatori.

 a) La dimora di George Sand a Nohant : “La dimora e lo scrittore”

Ciò che traspare durante la visita della tenuta di George Sand, è la sensazione che lo scrittore occupi ancora i locali. In realtà, tutto è rimasto praticamente invariato dalla morte della sua occupante che vi è anche sepolta.

"Visita molto emozionante perché sembra di essere tornati al tempo di George Sand, come se non avesse abbandonato i luoghi! "

A Nohant, l’aura dell’autrice è tale che la casa sembra personificata, come fa pensare questa citazione:

"Sulla strada per Berry,  Nohant e la storia sono sempre una piacevole sosta. La Bella Dama ci lascia una dolce impronta di nostalgia per questo passato ricco di riflessioni dove si mescolano la musica, la letteratura e l'amore"

“La Bella Dama” è al tempo stesso George Sand e la zona di Nohant; la casa incarna l’autrice romantica dove la sua memoria prende corpo. Essa è una “rappresentazione del corpo dello scrittore” (Melot, 2005, p. 64). L’ambiguità tra la casa e lo scrittore è mantenuto da quest’altra espressione: “Grazie per questi bei momenti tra le vostre braccia, Madame“. Nei commenti lasciati alla fine della visita, si trovano poche citazioni degli scritti di George Sand, proprio mentre tutto intorno a Nohant, i luoghi descritti dai suoi romanzi esistono ancora tutto come luoghi che l’hanno ispirata (il Mare au Diable, il Moulin d’Angibault, etc.). La personalità e gli impegni dell’autrice insieme al prestigio del luogo romantico sono tutti elementi che vengono enfatizzati durante la visita guidata, condotto ad un ritmo ininterrotto, poco favorevole alla contemplazione. Essi sembrano istintivamente propensi a mettere in secondo piano l’opera letteraria e questa regione di Berry che George Sand ha analizzato e descritto così bene.

b) La dimora-museo di Charles-Louis Philippe : “La casa e la piccola città”

La casa natale di Charles-Louis Philippe nel Cérilly si trova nella foresta di Tronçais. I commenti lasciati sul registro di questa piccola dimora sono spesso pieni di nostalgia. L’omaggio all’autore e al realismo sociale della sua opera prende la forma di una difesa per un mondo rurale di altri tempi e per una Cerilly del passato:

"Bella piccola casa dove l'odore dei zoccoli di legno ha cullato questo piccolo Carlo, ed ha fatto nascere la sua opera ricolma di tenerezza. Un figlio di questa terra, con un'aria di campagna e una malinconia per il suo piccolo Cerilly, villaggio piacevole  rispetto ad una Parigi impersonale ".
"Io, bambino di Cerilly, ho scoperto con emozione dopo 34 anni il museo di Charles-Louis Philippe. Un uomo semplice che ha saputo ben descrivere la vita Cérilloise ".
"Tu il piccolo museo affascinante; tu ci ricordi i vecchi tempi in cui lo scrittore visse con i suoi genitori e ha trascorso il suo tempo osservando le persone e il loro comportamento Tu ci fai scoprire i suoi libri che descrivono la vita della" povera " gente [... ] "

Se la dimensione museale e didattica è fondamentale per comprendere il significato de questa dimora di scrittore, si sente grande tenerezza negli scritti di visitatori; ci sono numerosi elementi connessi ai sensi (odori) ed emozioni (malinconia). Si evidenzia una frequenza del termine “piccolo”, associata con la casa e il villaggio, che si riferisce al modo con cui l’autore stesso ha descritto la i luoghi. La casa da sola sembra simboleggiare Cérilly, rispecchiando anche le difficili condizioni di vita di quel tempo e testimoniando le umili origini dell’autore[2]. La dimora svolge il ruolo di passerella per scoprire una regione, la sua storia e quella dei suoi abitanti. In un  certo modo, la dimora di scrittore può trasformarsi da “contenitore” a “contenuto”: infatti, si tratta di un’area chiusa, ubicata e limitata, pur essendo parte di un territorio, che l’autore ha conosciuto e descritto nel suo tempo, e che la casa invita oggi a scoprire di nuovo.

c) La dimora-scuola del Grand Meaulnes : “la casa e il romanzo”

L’originalità della dimora del Grand Meaulnes sta nel fatto che il luogo presenta un doppio significato, sia nella realtà che nell’opera di fantasia, opera che si caratterizza per un’atmosfera irreale e misteriosa nell’ sfera di emozioni adolescenziali. Questo fa sì che alcuni visitatori siano catturati da uno stato di fantasticheria contemplativa e di nostalgia, accentuata dalla ricostruzione di un’aula scolastica al tempo della Terza Repubblica. La dimensione immaginaria e onirica è impressionante in alcune commenti:

Quasi ti aspetti di vedere il mantello del Grand Meaulnes nel cortile della scuola ... non appena il cancello inizia a scricchiolare, si entra nei suoi sogni. Quasi si sentono i suoi passi salire sulle rive del fiume, fin dall'apparire della prima stella, si immagina il suo sguardo nascosto tra gli alberi e il suo ridere intrappolato in un castello dalle torri di luce ... "
"Tutti i sogni della nostra adolescenza in malinconici paesaggi d'autunno. Semplici sogni di felicità così semplici da non dimenticarli mai. Per te Angillon Grand Meaulnes ..."

Questi commenti attestano una forma di contaminazione con lo “spirito del luogo”: una scrittura poetica venata di malinconia, ma anche un risveglio dei sensi: il cigolio del cancello, passi che appena si sentono, lo sguardo che si indovina, le risate che esplodono, tutto sullo sfondo di un immaginario in cui si intrecciano sogno e realtà. Il visitatore viene proiettato nella scena del romanzo fino a scorgere il personaggio del Grand Meaulnes; gli piace trovarsi tra realismo e meraviglioso alla pari di Alain Fournier che ha definito il suo romanzo d’avventura un’autobiografia,  come “ un continuo andare e venire indifferente tra il sogno e la realtà” (lettera del 22 agosto1906, indirizzata a Jacques Rivière). Troviamo l’uso del tu familiare, ma in questa citazione “Per te, Grand Meaulnes d’Angillon “, il visitatore si rivolge direttamente al personaggio di fantasia, mescolandolo  deliberatamente con l’autore, nativo di La Chapelle d’Angillon.

Amo il meraviglioso quando si addentra profondamente nella realtà. Tutto quello che io racconto se ne sta andando da qualche parte “, ha scritto Alain-Fournier[3], che ha trovato la sua ispirazione nella toponomastica dei luoghi e nei paesaggi dell’area di Berry. Questa necessità di ritrovarne le tracce nella realtà, il visitatore stesso la sente: la dimora di scrittore, che “incarna l’opera del linguaggio” (Fabre 2001, p.175), si materializza e incarna l’opera romantica.

Per completare la riflessione sull’eterotopia che rappresenta la dimore di scrittore, i chiarimenti desunte dai registri degli ospiti mostrano che nella immaginario della dimora di scrittore, essa può giungere sino a incarnare lo scrittore (Nohant e George Sand); a volte, la casa simboleggia uno spazio-tempo descritto dallo scrittore (Cerilly di Charles-Louis Philippe), o ancora costituisce l’allegoria di un’opera immaginaria (Le Grand Meaulnes).

Attraverso gli esempi di questi tre dimore di scrittore e i loro registri dei commenti, viene chiaramente evidenziato ciascuno dei poli del trittico autore-opera-luoghi. Tuttavia, è il rapporto specifico tra i tre poli che ci interesse. Dall’analisi delle pratiche del luogo, ogni visitatore mette in atto una relazione con l’autore, la sua opera e i luoghi. È la combinazione che permette attraverso un approccio sensibile di ri-connettere l’opera ai luoghi e in qualche modo di ri-leggere l’opera. Questo è ciò che sintetizza questa citazione la quale suggerisce un  andare e venire dialettico tra opera e luoghi.

"Una visita commovente, interessante, inesauribile, che fa venire voglia di leggere, di camminare per il villaggio alla ricerca di immagini e di corrispondenze, ... di ritornare. Ci vediamo allora." (Dimora di Charles-Louis Philippe)

L’opera di nuovo assimilata si attualizza nel confronto del visitatore con luoghi. Un visitatore ha scritto questo “Non mi resta altro che rileggere il Grand Meaulnes con le immagini della casa-scuola e i paesaggi del Berry, l’atmosfera del romanzo sarà ancora più perfetto.” Questo avanti e indietro tra lettura dell’opera e scoperta dei luoghi fa sì che la dimora di scrittore divenga un ponte tra il reale e il meraviglioso, una delle peculiarità del turismo letterario.

Conclusioni

Dopo Bachelard e la sua Poétique de l’espace (1961), la casa è spesso utilizzata come un concetto spaziale per comprendere la presentazione dello stato d’animo e delle rappresentazioni del suo occupante. Grazie alle osservazioni sulla natura eterotopico della dimora di scrittore, rifugio dei ricordi e degli immaginari, viene dimostrato come la dimora di scrittore, che lega l’autore  all’ambiente spaziale, sensoriale ed affettivo, sia un oggetto che ha un senso nella traduzione spaziale di un immaginario dei luoghi.

L’analisi dei questionari è servito a mettere in evidenza la varietà delle motivazioni di visita, per altro già conosciute da chi gestisce dimore di scrittori. Lo studio dei registri di commenti ha permesso anche di esplorare le dimensioni del sentimento e dell’immaginario del visitatore, a conferma di un approccio esperienziali dei luoghi dove il rapporto triplice tra l’autore, l’opera e i luoghi alimenta sia la ricezione dell’opera che lo sguardo verso il territorio con un andare e venire dialettico. Tutti gli elementi analizzati si combinano per descrivere una forma di turismo che unisce conoscenza, immaginario ed esperienza dei luoghi, proiettando così i contorni di un turismo letterario che fa parte di un approccio territoriale globale e integrato.

Calcando con il nostro piede il terreno di una dimora di scrittore, è come andare per sperimentare, vivere o rivivere in un luogo dove sembrano convergere i passi dei visitatori. Se una visita a una dimora di scrittore è vissuta come un viaggio intimo, essa si spalanca anche ai paesaggi circostanti che invita a scoprire. Pertanto, i percorsi  e le passeggiate letterarie organizzate attorno a queste case possono essere interpretate come un ampliamento, un prolungamento spaziale e temporale dell’esperienza della visita verso paesaggi e territori, tanto più che la linearità della scrittura evoca il camminare che si dipana nello spazio e si colloca nel tempo insieme.

Bibliografia

Amirou Rachid, 1995, Imaginaire touristique et sociabilités du voyage, Paris, PUF, 252 p.

Bachelard Gaston, 1961 [1957], La poétique de l’espace, Paris, PUF, coll. « Quadrige » n°24, 214 p. Paris : Les Presses universitaires de France, 3e édition, 1961, 215 p.

Berdoulay Vincent, Castro Inès, Da Costa Gomes Paulo. C. , 2001, “L’espace public entre mythe, imaginaire et culture”. Cahiers de géographie du Québec, 45(126), p. 413-428.

Choay Françoise, 1999, L’allégorie du patrimoine, Paris, Ed. du Seuil, 270 p.

Cousin Saskia, 2002. L’identité au miroir du tourisme. Usages et enjeux des politiques de tourisme culturel. Thèse de doctorat en anthropologie sociale. Paris : EHESS.

Fabre Daniel, 2001, “Maison d’écrivain, l’auteur et ses lieux”, Le Débat, 3/ 2001, n° 115, p. 172-177.

Fédération nationale des maisons d’écrivain & des patrimoines littéraires, 2012, Enquête sur les maisons d’écrivain, pour le compte du Ministère de la Culture et de la Communication – Service du livre et de la lecture, juillet 2012, 61 p.

Foucault  Michel, 2009 [1966], “Le Corps Utopique”, dans Le Corps Utopique, suivi de Les Hétérotopies, Fécamp, Nouvelles éditions Lignes, p. 9-20.

Hendrix Harald, (Ed.), 2008, Writers’ Houses and the Making of Memory (Vol. 11). Routledge. 284p.

Herbert David, 2001, “Literary places, tourism and the heritage experience”, Annals of Tourism Research 28 (2),  p. 312-333.

Herbert David,1996, “Artistic and literary places in France as tourist attractions”, Tourism Management, 17 (2), p. 77-85.

MacLeod Nicola, Hayes Deborah, Slater Alix, 2009, “Reading the Landscape: The Development of a Typology of Literary Trails that Incorporate an Experiential Design Perspective.” Journal of Hospitality Marketing & Management 18 (2-3), p. 154–172.

Melot Michel, 2005, “Un nouveau pèlerinage : la maison d’écrivain”, Médium, 2005/4 N°5, p. 59-77. DOI : 10.3917/mediu.005.0059

Melot Michel, 1996, Rapport à Monsieur le ministre de la Culture. Mission de réflexion et de proposition sur les maisons d’écrivain, octobre 1996, 58 p.

Molina Géraldine, 2010, Les faiseurs de ville et la littérature ; lumières sur un star-system contemporain et ses discours publics. Des usages de la littérature au service de l’action des grands architectes-urbanistes, Thèse de géographie et d’urbanisme, Université Toulouse-le-Mirail.

Poisson Georges, 1997, Les maisons d’écrivain, Paris, PUF, coll. Que sais-je ? no 3216, 1997. 127 p.

Robinson Mike, Andersen Hans-Christian, (eds.), 2002, Literature and Tourism: essays in the reading and writing of tourism, London: Thomson. 300 p.

Saurier Delphine, 2003, Médiations et co-construction du patrimoine littéraire de Marcel Proust, la Maison de tante Léonie et ses visiteurs, Thèse de doctorat, Université d’Avignon et des Pays de Vaucluse.

Savigneau Josyane, 1999, “Ecrivains et choix sentimentaux”, Le Monde, 15 octobre.

Squire Shelagh J.,1994, “The cultural values of literary tourism”, Annals of Tourism Research, 21, p. 103–120.


 Note
[1] A proposito della sua casa, George Sand scriveva :”Io avevo la casa dei miei ricordi per accogliere i ricordi futuri dei miei bambini. Abbiamo ragione sul serio a tenere a cuore queste case pieni di immagini dolci o crudeli, storia del nostro proprio vivere?” (George Sand, Histoire de ma vie, 1855).
[2] In una lettera datata 11 novembre 1903 ,C.-L. Philippe scriveva: “Mia nonna era mendicante, mio padre, pur essendo un bambino orgoglioso, ha mendicato sino all’età in cui non poteva guadagnarsi il pane. […] Voi separate le nazionalità, è questo il vostro modo di differenziare il mondo, da parte mia io separo le classi. […]   Credo di essere in Francia il primo di una razza di poveri che si sono dedicate alle lettere.”
[3] Da una lettera del 1settembre 1911 indirizzata a Jacques Rivière.



Autore

Aurore Bonniot-Mirloup, Doctoranda* in geografia CERAMAC, Università Blaise Pascal, UMR Métafort, VetAgro Sup

Traduzione Francese > Italiano

Alessia Mariotti, Centro di Studi Avanzati sul Turismo (CAST), Università di Bologna