Tahiti: l´altro lato dello scenario

Jean-François Staszak

Le opere sull’immaginario geografico di Tahiti sono molteplici; tra quelle in francese l’innovativo lavoro di Ph. Bachimon (Tahiti entre mythes et réalités, Paris, CTHS, 1990), quelli di J. Baré (Le Malentendu Pacifique. Des premières rencontres entre Polynésiens et Anglais et ce qui s’ensuivit avec les Français jusqu’à nos jours, Paris, Editions des archives contemporaines, 2002) e S. Tcherkézoff (Tahiti-1768. Jeunes filles en pleurs, Tahiti, Au vent des îles, 2004), che hanno identificato le radici emotive del mito. Alcune esposizioni ne hanno invece esplorato l’iconografia (Kannibals & Vahinés. Imagerie des mers du Sud. 23 octobre 2001 – 18 février 2002, catalogue de l’exposition, Paris, MAAO / RMN ; Boulay S., 2005, Hula hula, pilou pilou, cannibales et vahinés. Paris: Éditions du Chêne, 2005). Anche le opere in inglese sono numerose.

Myriam Kahn, antopologa della University of Washington, ci propone di visitare la Tahiti che si ritrova dietro alle cartoline postali. Questo titolo nasconde un doppio senso: da un lato, infatti, suggerisce di preservare l’altra faccia dell’isola, la faccia nera di Tahiti, mettendo in evidenza i conflitti di potere che questo immaginario dissimula (ai turisti), soprattutto quelli che ruotano atttorno ai test nucleari francesi. Parigi, infatti, non ha accettato di mettervi fine che nel 1996, dopo una trentina di anni ritmati dalle esplosioni atomiche nelle lagune tanto care all’immaginario occidentale. Questi test hanno sconvolto profondamente i polinesiani che li vedono non solo come un rischio per la salute e per l’ambiente, ma anche come una violenza fatta alla loro terra e quindi alla loro identità. Dall’altro lato, l’autrice cerca di lavorare sulle cartoline postali, analizzando come questo immaginario si costruisce. Nello specifico, ha svolto un’indagine sui fotografi e sui produttori di cartoline, grazie alla quale ne spiega le logiche commerciali in pagine molto originali, che mostrano come l’immaginario si (ri)produce. Le due prospettive non sono indipendenti: un capitolo le mette infatti in correlazone, raccontando la storia del Faro Pote’e di Huahine, un edificio municipale circondato di maraes (le piattaforme di culto tradizionali), trasformate – non senza tensioni – in attrazione turistica.

Il valore dell’opera risiede nella profonda conoscenza che l’autrice possiede delle isole in tutte le loro forme, e la sua capacità di condividere le sue multeplici esperienze dei luoghi e delle popolazioni, analizzando non solo ilpunto di vista dei turisti (non senza qualche giudizio di valore) ma anche quelli degli attori turistici, in particolare del marketing turistico (di cui denuncia le manipolazioni). I suoi casi di studio, ben documentati, sono ben condotti e spesso originali; inoltre particolare attenzione viene dedicata alle illustrazioni, numerose, varie e sempre pertinenti.

Sul piano teorico, l’approccio può sembrare un po’ classico: il capitolo che presenta i resort di lusso come dei bozzoli ripropone infatti un’intepretazione già ben sviluppata ma la illustra con efficacia e vi apporta nuove sfumature. L’uso sistematico dei lavori sullo spazio di H. Lefebvre non è sempre convincente, poichè non è chiaro il suo apporto all’analisi e per di più sembra piuttosto datato. Per il lettore geografo è al contempo piacevole e un po’ deprimente vedere l’autrice sviluppare nel 2011 la tesi audace che i luoghi e lo spazio costituiscono dei simboli di potere, che strutturano il materiale e l’immaginario.

Il vero valore del libro risiede, come già detto, nella qualità empirica della ricerca, basata contemporaneamente sulla sensibilità e l’ingegnosità dell’autrice, che ha identificato degli ambiti e degli oggetti di studio su cui l’analisi si rivela molto efficace, e sulla sua capacità di trasmettere questi aspetti con uno stile limpido e non privo di emozioni. Infatti, la maggiore attrattività del libro risiede nella capacità dell’autrice di condividere le sue esperienze.

 

Opera

Kahn Miriam, Tahiti beyond the postcard: power, place and everyday life; Seattle: University of Washington Press, 2011, 272 p.

Autore

Jean-François Staszak
Département de Géographie, Université de Genève

 

Traduzione Francese > Italiano:

Elisa Magnani
Dipartimento di Storia Culture Civiltà, Scuola di Lingue e Letterature, Traduzione e Interpretazione