Paesaggi della memoria della Grande Guerra (1914-1918) Un cambiamento paradigmatico nella ricerca turistica sull’heritage di guerra

Myriam Jansen-Verbeke, Wanda George

Abstract

La ricerca sui processi di turisticizzazione dei luoghi di guerra è per definizione interdisciplinare. La sfida è quella di introdurre nuovi concetti per collegare il passato e il presente, i luoghi del patrimonio culturale e gli eventi della memoria nello spazio e nel tempo, e per riflettere criticamente sui contenuti e sugli usi alla moda di un vago concetto di paesaggio in relazione all’heritage. Il bisogno di collocare i paesaggi culturali nel tempo e nello spazio spiega l’associazione con la terminologia geografica e i riferimenti geografici a scale diverse. La questione che sorge è però come identificare i vettori di cambiamento indotti dal turismo sui siti storici della guerra. Il valore aggiunto di una survey internazionale online, completata dal World Heritage Tourism Research Network[1] (WHTRN) nel 2012, riguarda sia l’approccio concettuale e interdisciplinare, che ha indagato l’interdipendenza dei processi culturali, sociali, economici e politici nel contesto dei paesaggi della memoria di Guerra, sia i dati empirici che risultano da questa analisi multilinguistica.

Emergono nuovi paesaggi turistici, nei quali giocano un ruolo importante gli interessi dei governi nazionali e regionali e degli stakeholders locali e internazionali. E’ necessaria una ricerca bilanciata geograficamente e comparativa per comprendere meglio la complessa relazione esistente tra le nazioni e i popoli del XXI secolo e il patrimonio di guerra tangibile e intangibile dei secoli precedenti. Poiché il turismo è divenuto un importante partner e stakeholder nel processo di rivalorizzazione del passato, oggi si presta grande attenzione alle pratiche attuali di selezione e (ri)creazione dei paesaggi della memoria della Grande Guerra (1914-1918). Fortemente basati sui ricordi, le narrative e le molteplici immagini della guerra evocati dalla promozione del centenario con eventi e nei media, molti luoghi che conservano parte del patrimonio di guerra tangibile e/o anche solo ricostruito, vengono oggi contrassegnati sulle mappe turistiche. L’inclusione nella survey di un numero di questioni aperte concernenti i valori, le esperienze, le memorie di circa 2.400 rispondenti (in 61 paesi), ha prodotto un database enorme, che consente di identificare alcune variabili rilevanti nel processo di turisticizzazione di paesaggi di guerra del passato. Questo articolo analizza alcuni specifici temi e risultati che emergono dalla survey.

Key words: Paesaggi della memoria, valore del patrimonio, eventi del patrimonio culturale, turisticizzazione, Grande Guerra, Survey online internazionale

Paesaggi delle memorie di guerra: identificati, valorizzati e visitati

L’obiettivo principale di questo progetto di ricerca interdisciplinare e internazionale è quello di realizzare uno studio empirico finalizzato a comprendere l’attuale processo di turisticizzazione del patrimonio di Guerra, attraverso di 4 ambiti d’indagine:

  1. Il concetto e l’attuale costruzione o ricostruzione dei personaggi delle memorie e le contemporanee interpretazioni del passato, ispirati dallo slogan universale “Per non dimenticare”, che induce anche altre riflessioni etiche sul “diritto di ricordare o di dimenticare”, la responsabilità di selezionare, includere ed escludere, ripristinare o distruggere.
  2. Il processo selettivo di valorizzazione: creare un brand specifico per i siti e i paesaggi del patrimonio di guerra, sostenuto da memorie collettive, storie ed esperienze individuali (patrimonio intangibile); realizzare un processo di promozione di luoghi ed eventi da ricordare, sostenuti da evidenza storica ma anche dall’agenda politica nascosta; comprendere i criteri di scelta e determinare cosa ricordare, cosa dimenticar e le rispettive ragioni. A livello internazionale non è ancora stata proposta un’indagine empirica sulle diverse interpretazioni dei paesaggi di guerra, sui diversi valori dei paesaggi della memoria di guerra in diverse nazioni e sull’impatto attuale sul turismo di guerra.
  3. L’individuazione di una motivazione per l’attenzione rivolta nel XXI secolo alla promozione e rivalorizzazione dei paesaggi culturali, delle infrastrutture e dei paesaggi, sostenuta da narrative da varie espressioni del patrimonio intangibile attraverso eventi della memoria, cerimonie, arti, folklore, ecc. Il risultato di una survey internazionale online (multilingue) apre nuove modalità per identificare le variabili che condizionano il processo di costruzione dell’heritage.
  4. Il bisogno di investigare la sostenibilità dello sviluppo del turismo di guerra, anticipare la domanda futura di un mercato turistico culturale in espansione, valutando e monitorando contemporaneamente l’impatto degli schemi di visita a siti legati all’heritage di guerra e agli eventi della memoria. Scrivere la biografia dei luoghi di guerra è una nuova sfida per la ricerca interdisciplinare, per la politica, la pianificazione e la commercializzazione (Sorenson, 2015). Chiaramente, il passaggio a cui stiamo assistendo da paesaggi della memoria a paesaggi turistici, oltre ad avere implicazioni sulle nuove dinamiche globali, è uno dei principali ambiti del dibattito accademico. La principale domanda a proposito è: qual è la conoscenza e l’interesse della comunità globale del XXI secolo per la Grande Guerra?

Tenendo a mente queste domande, il World Heritage Tourism Research Network (WHTRN) ha lanciato nel 2012 una survey internazionale online, in 4 lingue diverse, che ha ottenuto un riscontro molto ampio (www.WHTRN.ca). Il prezioso database che ne è risultato offre la possibilità di analizzare le differenze interculturali e nazionali che esistono nella valorizzazione dei siti, paesaggi e narrative della prima guerra mondiale.

Paesaggi delle memorie di guerra: contesto, concetti e metodi

Il centenario della Grande Guerra (2014-2018) ha mobilitato molte comunità, governi e uffici turistici nonché diverse organizzazioni connesse con la guerra o con la pace. Alcuni paesi che furono coinvolti nella prima guerra mondiale, chiamata anche Grande Guerra, hanno promosso un’agenda di eventi legata al Centenario. Così facendo hanno contribuito ad accrescere l’interesse per gli eventi storici e il significato del passato per le attuali culture e ciò spiega anche la crescita esponenziale della ricerca e delle pubblicazioni connesse alla guerra (Kovacs & Osborne, 2014). Nonostante l’alto indice di citazione delle pubblicazioni connesse con la guerra, sono ancora presenti importanti vuoti conoscitivi, in particolare in merito alla divergenza sia culturale sia nazionale nell’interpretazione e nei significati della Grande Guerra oggi. Un passaggio da studi descrittivi sui siti della guerra a un processo di analisi più complesso, implica una nuova sfida metodologica, quale la mappatura dei valori intangibili e la connessione di immagini del passato con i paesaggi di oggi. Osservare le mappe mentali della prima guerra mondiale alla luce della comunità del XXI secolo richiede inoltre la comprensione dei soggetti politici attuali, sia alla scala internazionale sia regionale.

Cent’anni dopo, esiste un rinnovato interesse nei paesaggi di guerra: campi di battaglia, trincee, linee di fronte, strutture e artefatti militari vengono oggi ri-esplorati e ri-definiti in un processo di costruzione dei paesaggi culturali. La vera questione è dove e come questi paesaggi delle memorie sono inseriti nelle dinamiche socio-economiche del XXI secolo.

Gli studi interdisciplinari nel campo della guerra e del turismo introducono nuovi concetti e metodi di ricerca finalizzati all’analisi dell’interazione tra processi culturali, sociali, economici e politici, e alla valutazione dei ruoli dei governi nazionali e regionali, e delle motivazioni degli stakeholders e dei residenti nella “ricreazione delle memorie di guerra” (Butler & Suntikil, 2013).

Il paradigma del XXI secolo fa riferimento a nuovi punti di vista, metodi e interpretazioni dei paesaggi di guerra, ma anche a valori costruiti da diversi studiosi nel loro tentativo di comprendere il passato e i suoi impatti sulle società di oggi (Winter 1995, Offenstadt 2010, Clark 2011, Sorensen, 2015). Una ricerca bilanciata geograficamente e comparativa rivela la complessità e la diversità dei paesaggi della memoria di oggi e il modo in cui le nazioni e i popoli valorizzano il patrimonio di guerra, sia tangibile sia intangibile, del secolo passato. L’opinione pubblica sulla “libertà di ricordare, libertà di dimenticare” ha indotto un processo di selezione e differenziazione nella pianificazione e progettazione dei paesaggi post-bellici (Jansen-Verbeke & George 2013). In effetti, i paesaggi della guerra non vengono visti come un oggetto o un territorio o un libro di testo da leggere, ma come un processo attraverso il quale le identità sociali, soggettive, nazionali e regionali vendono create. Il viaggio turistico verso paesaggi e luoghi di guerre passate è divenuto un partner e uno stakeholder importante nell’odierna rivalorizzazione e mercificazione delle memorie di guerra (Iles, 2008). Questo processo è fortemente basato sui ricordi, le narrative e le molteplici immagini della guerra evocate e re-immaginate dall’attuale promozione degli eventi per il Centenario. Numerosi siti patrimonio di guerra, soprattutto lungo il fronte occidentale (Francia e Belgio) sono divenuti importanti pietre miliari nelle mappe (Vanneste & Foote 2013).

Il processo di identificazione dei paesaggi e siti della Grande Guerra iniziò mentre la guerra era ancora in corso, ma durante i 100 anni trascorsi da allora, e con un’altra guerra mondiale combattuta nel frattempo, la valorizzazione dei paesaggi di guerra della prima guerra mondiale si è gradualmente concentrata su una selezione di paesaggi e luoghi iconici. Le priorità nazionali e regionali, la presenza di patrimonio tangibile e la forza dei fatti storici e delle numerose narrative, hanno giocato un ruolo importante nella ricostruzione dei paesaggi patrimonio di guerra del XXI secolo. Questo processo di inclusione ed esclusione e di competizione per l’attenzione dei media solleva un numero di questioni che secondo chi scrive dovrebbero essere risolte attraverso la ricerca. La consapevolezza del patrimonio di guerra tra nazioni diverse e gruppi specifici, e la successiva visita a siti di guerra ed eventi della memoria, sono aspetti chiave in questo progetto.

Per ricongiungere la spaccatura esistente tra i punti di vista disciplinari sulla ri-creazione degli spazi della memoria è necessaria anche una riconsiderazione della semiotica del turismo, dei siti e dei paesaggi di guerra (Waterton & Watson 2014). Le sfide di oggi riguardano la gestione del processo di turisticizzazione dei paesaggi di guerra a cui si sta assistendo. Ciò implica un’analisi dei vettori multidimensionali di cambiamento radicati in specifici contesti spaziali, culturali ed economici e sostenuti da network organizzativi e dall’agenda politica ai livelli locale, regionale e nazionale. Trovare metodi adeguati per investigare le esperienze dei visitatori dei siti di guerra e degli eventi della memoria è una delle sfide principali, come indicato da numerosi casi di studio sull’argomento. Apparentemente, esiste solo un limitato interscambio tra i risultati della ricerca empirica, tanto che ci si può seriamente interrogare sulla validità e sull’impatto di molte ricerche sul campo “uniche” e spesso di piccolo scala. Tuttavia, è legittimo interrogarsi anche sulla validità di una survey internazionale online.

I campi di battaglia, i cimiteri di guerra, i musei e i centri visitatori, i siti e gli eventi della memoria sono le locations preferite per intervistare visitatori e registrate dal vivo le loro esperienze. Per molti visitatori, i campi di battaglia e i memoriali della Grande Guerra detengono un significato e dei ricordi speciali e alcuni li vedono addirittura come luoghi sacri. Sebbene molte evidenze della guerra siano state rimosse da molto tempo, gli effetti temporali e spaziali del paesaggio possono comunque creare esperienze molto intense per i visitatori (Gatewood & Cameron 2004). Molte ricerche sono state condotte sul campo, alcune delle quali su piccolissimi campioni statistici, allo scopo di catturare e capire esclusivamente le motivazioni e le esperienze dei visitatori (Dunkley, Morgan & Westwood, 2011; Seaton 2000). Benché sia possibile raccogliere grandi campioni usando sondaggi sul campo, il costo e il tempo richiesti sono considerevoli e soggetti a limitazioni specifiche (Winter 2009, 2011). E tuttavia, il punto di forza della ricerca sul campo è la possibilità di identificare associazioni strette tra i visitatori e il paesaggio.

Nel periodo antecedente al Centenario (2014-2018), il team della survey[i] del WHTRN ha adottato un approccio diverso alla ricerca, perché cercava di comprendere più approfonditamente i modi in cui un campione globale rappresentativo potesse comprendere i paesaggi della Grande Guerra pur senza essere stati precedentemente coinvolti in un altro sito della prima guerra mondiale. L’aspetto principale di questo progetto consisteva nell’uso di uno strumento di raccolta dati online, che ha raccolto un campione molto ampio (2472 intervistati) e diversificato (in merito alla nazionalità, età, professione, ecc), che ha fornito un ampio spettro di benefici all’analisi. In aggiunta a ciò, il questionario del WHTRN è stato formulato con l’assistenza di un gruppo di consiglieri internazionali e proposto in 4 lingue diverse (inglese, francese, olandese e tedesco). La survey del WHTRN[ii] ha aperto un ampio numero di possibilità in termini di creazione del campione e interpretazione dei dati. Uno dei requisiti di un campione ampio e rappresentativo (in grado di fornire dati adatti ad un’analisi statistica) è che i partecipanti alla ricerca siano intervistati in contesti comparabili. E ciò risulta di difficile attuazione in una survey sul campo sui siti della Grande Guerra, a causa degli impatti che il paesaggio, i memoriali e le cerimonie commemorative possono avere sulle emozioni e sulle esperienze dei visitatori (Poria, Butler & Airey 2004).

Molti eventi commemorativi sono su ampia scala e attraggono un numero elevato di visitatori in diversi momenti dell’anno. In altri termini, alcuni visitatori possono aver sperimentato impressioni molto toccanti a causa della loro particolare connessione con un sito mentre altri possono non aver avuto la stessa esperienza. Alcuni popoli visitano i campi di battaglia con grande frequenza e in grandi numeri, come gli Inglesi, i Belgi, i Francesi e gli Olandesi. Per costoro, questi aspetti non sono probabilmente sentiti come critici e pertanto è relativamente facile incontrare un campione rappresentativo sul campo. Tuttavia, lo stesso non avviene per molti altri gruppi nazionali, che visitano questi luoghi in numeri molto più piccoli. I visitatori australiani possono essere presi ad esempio per illustrare questo punto: essi visitano i siti di guerra europei in numeri consistenti nel corso di tutto dell’anno e possono essere difficili da individuare in mezzo al gruppo molto più numerosi dei visitatori provenienti dalle altre nazioni, come indicato sopra. Tuttavia, essi si concentrano in particolari siti in alcune date per commemorazioni nazionali (come l’Anzac Day), offrendo la possibilità di studiarne un campione piuttosto ampio (Winter 2012). Ciò porta ad un altro aspetto, ossia il fatto che anche se il campione può essere omogeneo e avere attitudini parzialmente influenzate da cerimonie della memoria e dai luoghi specifici, tuttavia può non rappresentare quelle persone che visitano il luogo in altri momenti dell’anno o che visitano altri luoghi (Winter 2011). Inoltre alcune coorti di età possono essere attratte da alcuni siti più che da altri. Ne è un buon esempio la città di Gallipoli, dove diversi gruppi di visitatori mostrano un’età giovanile (compresa tra 18 e 29 anni) (Hyde & Harman 2011; Hall, Basarin & Lockstone-Binney 2010), mentre molte survey in Europa tendono a evidenziare gruppi più avanti con gli anni (50-59 anni).

Nella survey del WHTRN esiste una buona distribuzione per gruppi di età. Dalla prospettiva del campionamento, una survey online è meno soggetta agli effetti spaziali e temporali su particolari siti sensibili rispetto a una survey sul campo. La raccolta dei dati sul campo presenta tuttavia altri aspetti, non ultimo il fatto che in alcuni luoghi, quali i cimiteri, e durante alcuni eventi, la survey può distogliere i turisti dalla piena fruizione dell’esperienza, e può addirittura considerarsi inappropriata. Ad esempio, i grossi gruppi che viaggiano in bus tendono ad avere dei tempi molto ristretti e i visitatori possono non aver tempo per partecipare al sondaggio. Inoltre, alcuni grossi gruppi sociali possono essere impossibilitati a visitare i campi di battaglia, pur provando un profondo interesse. Inoltre, le persone che vivono molto lontano dei campi di battaglia possono avere anche motivazioni di tempo e costo che impediscono la loro visita.

La Grande Guerra è stata un conflitto globale che ha colpito molti paesi in tutto il mondo e questo può spiegare perché persone da diverse nazioni sono interessate alla sua commemorazione. Le risposte ottenute dalla survey del WHTRN (2012) per paese di origine sembrano differire da quelle delle survey effettuate sul campo. Per esempio, la survey include meno rispondenti britannici (7%), ma più americani (10%) e svizzeri (10%) rispetto alle survey sul campo. La survey ha aperto una nuova prospettiva su come il mondo vede la Grande Guerra nel periodo del Centenario, che va ad integrare le ricerche precedenti che si concentravano invece su siti specifici ed eventi della memoria. Una survey online offre quindi un’opportunità più equa alle persone di esprimere le loro opinioni, benché il profilo dei rispondenti possa differire in molti aspetti da quello dei visitatori intervistati sul campo.

La survey sulle memorie della Grande Guerra: profilo dei rispondenti

Di seguito vengono presentati brevemente alcuni commenti sul profilo dei rispondenti. Anzitutto, il paese d’origine è un importante indicatore del condizionamento che ha influito sulla reazione globale alla call internazionale per partecipare alla survey internazionale. Gli sforzi di raggiungere il maggior numero possibile di paesi con un questionario in 4 lingue ha prodotto un campione di 2.472 rispondenti (da 61 paesi), dei quali il 90% proveniva da solo 13 nazioni e il 70% da paesi europei (prevalentemente dell’Europa occidentale). La reazione non europea più significativa è provenuta da Stati Uniti, Canada, Australia, Nuova Zelanda, India e Sudafrica (Fig.1.). La mappatura dei rispondenti riflette la dispersione per gruppi linguistici: inglese (47,6%), olandese (25,3%), tedesco (14,3%) e francese (12,8%). E’ probabile che la limitazione linguistica sia una valida spiegazione per alcuni paesi che furono molto coinvolti nella Grande Guerra, quali i paesi balcanici, la Turchia, l’Italia, la Polonia e l’Ungheria. Mentre la risposta relativamente alta da parte di cittadini di paesi neutrali quali l’Olanda e la Svizzera si può spiegare con la prossimità geografica e la consapevolezza della presenza di siti di guerra in questa parte d’Europa.

Figure 1
Figura 1. I rispondenti per paese d’origine
Fonte: WHTRN Survey 2012 (N=2,472).

Il profilo per età dei visitatori intervistati precedentemente nei siti patrimonio di guerra tende a essere un po’ diverso da quello dei rispondenti online a questa survey (Winter 2011). Più del 10% dei rispondenti alla survey non hanno rivelato la loro età, mentre tra coloro che hanno risposto a questa domanda, più del 55% avevano meno di 50 anni (Fig. 2). Quelli tra 50 e 59 anni costituiscono il gruppo di rispondenti più cospicuo (21,5%) e quelli tra 40 e 49 anni il secondo (19,9%). Gli ultrasettantenni costituiscono solo il 6% del campione. L’impatto dell’età sulle risposte ad alcune domande specifiche porta alcune interessanti sfumature interpretative; infatti due variabili – l’età e l’educazione superiore – hanno contraddistinto significativamente le risposte.

Figure 2
Figura 2. I rispondenti per età
Fonte:WHTRN Survey 2012 (N=2,214)

Ai rispondenti è anche stato chiesto di definire il loro livello di educazione: il 40% di essi possiede una laurea di primo ciclo e il 25% di secondo ciclo. Ovviamente con questa survey online non è stato possibile raggiungere un campione generale di pubblico, ma piuttosto alcuni gruppi di interesse selezionati attraverso reti accademiche o professionali. Di conseguenza il profilo educazionale del campione è piuttosto condizionato. Questo alto livello di educazione si riflette anche nei campi di interesse professionale nelle fonti e nel livello di conoscenze sulla Grande Guerra e, soprattutto, nell’alto livello di risposte compilate tra le 26 domande aperte[4].

La survey ha prodotto circa 10.000 risposte in quattro lingue, che includono alcune citazioni e visioni personali significative[5]. Per un’analisi più approfondita delle risposte della survey e una tabulazione incrociata, sono stati costruiti tre fattori connessi ad indicatori di prossimità geografica, emotiva e professionale dei rispondenti. Le variazioni nel primo fattore di prossimità, la prossimità geografica o consapevolezza geografica della presenza di siti di guerra, si basano su cinque caratteristiche dei rispondenti: lo Stato in cui risiedono, quello in cui sono nati o il fatto che la famigli ha vissuto in aree di guerra tra il 1914 e 1918 (26%), il fatto di vivere attualmente in una zona che fu interessata da una guerra (14%) o ancora il fatto che la famiglia vive in una zona che fu teatro di guerra (35%). Vivere in un’area che presenta una storia di guerra fa la differenza; molte fonti di informazione e narrative locali influenzano infatti la conoscenza, la consapevolezza e l’interesse degli individui e li porta a partecipare a eventi della memoria.

Il secondo fattore di prossimità, la prossimità emotiva, fa riferimento a connessioni personali o famigliari con le forze armate al tempo di una guerra, ad esempio nel caso in cui un membro della famiglia ha servito nelle forze armate nella prima guerra mondiale (51%) e/o se un parente è stato ucciso in guerra (21%). Un risultato interessante di questa analisi è l’alto punteggio in termini di prossimità emotiva realizzato da Francia, Nuova Zelanda, Regno Unito, Australia e Germania, mentre Olanda e Svizzera (paesi neutrali) mostrano un punteggio molto più basso. Sebbene il Belgio sia stato teatro di alcune terribili battaglie sul Fronte Occidentale, il fattore emotivo sembra essere meno importante rispetto ad altri paesi. Anche se l’esercito belga era piccolo durante quella guerra, essendo compost solo da 200.000 soldati, il fatto che 26.338 di essi morirono sul campo di battaglia (e anche un gran numero di civili fu ucciso), può spiegare le differenze con gli altri paesi alleati e con la Germania.

Nel grafico che segue (Fig. 3), i paesi sono rappresentati in ordinecrescente, dal minore al maggiore grado di prossimità emotiva; si tratta di un forest plot che evidenzia il punteggio medio e i suoi limiti inferiori e superiori per la variabile “prossimità emotiva” secondo il paese.

Figure 3
Figure 3. Prossimità emotiva
Fonte: Grafico di Heerwegh, D., 2013.

Il terzo fattore, la prossimità professionale/istituzionale, che si riferisce alle connessioni esistenti tra i rispondenti e l’esercito, i dipartimenti governativi connessi alla storia, all’insegnamento o al guidare turisti nei siti di guerra e non da ultimo alla gestione di siti di guerra, memoriali, musei, ecc.

In effetti, l’influenza maggiore sulle risposte viene esercitata dalla prossimità istituzionale, seguita dalla prossimità emotiva. Le tre dimensioni di prossimità sono un modo di analizzare e comprendere alcune variazioni nelle risposte alle domande della survey[6].

Una traiettoria di valorizzazione: i paesaggi della prima guerra mondiale…100 anni dopo

I paesaggi della memoria sono interpretazioni contemporanee del passato, ispirate dalla pressante propaganda globale “per non dimenticare”, che conduce ad alcune altre riflessioni più etiche sul “diritto di ricordare, diritto di dimenticare”, e la responsabilità di selezionare, includere ed escludere, ripristinare o distruggere (Osborne 2001). Wasserman definisce il paesaggio della memoria come un paesaggio dall’enorme significato culturale, che reintroduce storie sacre nello spazio pubblico, storie che rivelano e curano. Secondo l’autore queste storie possono avere un impatto positivo su una comunità e insegnare lezioni di storia e geografia. Pertanto, i paesaggi della memoria svolgono funzioni intellettuali, emotive, spirituali e comuni, e includono luoghi per la memoria e per il pianto, per la riflessione e per la guarigione (Wasserman1998).

Thus the real history of WWI (pleasant or unpleasant, for better or for worse) has remained buried and hidden. I feel I owe it to my contemporaries and the memories of the participants to challenge the comfortable myths that have perpetuated and reveal that ‘real’ history, uncomfortable as that may be, so that we can hold up a mirror to ourselves and accept that “we did this (Wasserman1998).

Figure 4
Figura 4. La Grande Guerra: principali parole chiave secondo i rispondenti
Fonte: WHTRN Survey 2012.

Investigare le memorie globali e i valori (universali) della Grande Guerra implica un’analisi dei processi che interagiscono nel tempo e nello spazio. La nostra esplorazione dei paesaggi della memoria della Grande Guerra si è strutturata su tre principali line di ricerca:

  1. Cosa significa la Grande Guerra per te? Questo aspetto porta a un interessante dato empirico sul processo di creazione di paesaggi della memoria.
  2. Quali sono gli eccezionali valori universali della Grande Guerra percepiti? Questo aspetto permette una migliore comprensione del concetto di costruzione dei paesaggi del patrimonio culturale.
  3. Qual è il ruolo del TURISMO nel preservare le memorie del passato? Questo aspetto offre dati empirici sugli schemi delle visite ai luoghi e agli eventi della memoria, che sono fondamentali per pianificare e gestire i paesaggi turistici.

Memory (land)scapes of the Great War: The last of the veterans died… It’s not a case that we’re going to somehow, today, forget about what the war means, but I do think we’re changing. We’ve moved from the razor’s edge of lived memory; and now it is something firmly in the past (Respondent, WHTRN Survey, 2012).

La ri-creazione dei paesaggi della memoria della prima Guerra mondiale solleva alcune questioni su come, perché e che cosa le persone di diverse nazioni ricordino oggi della Grande Guerra (Fig. 4). La Fig. 5. mostra un’immagine delle diverse attitudini verso la creazione e la preservazione dei paesaggi della memoria. Ulteriori analisi dei dati, per esempio per nazione, rivelano differenze nazionali, che possono, in ultima analisi, fare riferimento anche alle diverse ambizioni relative allo sviluppo del turismo di guerra.

Figura 5 IT
Figura 5. Mantenere viva la memoria 
Fonte: WHTRN Survey 2012.

Le domande relative alle fonti usate dai rispondenti per acquisire conoscenze sulla Grande Guerra hanno prodotto un’interessante varietà di risposte e di differenze intriganti, che porta a pensare una distinzione tra gruppi di rispondenti sulla base delle loro esperienze di visita a siti di guerra.

L’impatto del raccontare storie ed eredità personali è rinomato in paesi come Francia, Belgio e Regno Unito. Per la maggior parte dei rispondenti, le principali fonti di conoscenza sulla Grande Guerra sono la televisione (77%), la letteratura e l’arte, l’insegnamento scolastico (72%), i film (58%) e Internet (57%). Le domande aperte su questo argomento hanno prodotto numerosi punti di vista personali sulla promozione della memoria della Grande Guerra.

Paesaggi delle guerre passate- World Heritage?

I paesaggi culturali sono paesaggi legati alla storia, che mettono in connessione eventi nel tempo e nello spazio, con valori che possono connettere persone e luoghi e che sono considerati meritevoli di venire preservati, per quanto per un’ampia serie di ragioni, a volte con un’agenda contraddittoria o anche con ambizioni spesso incompatibili (Di Giovine, 2008). Questa riflessione si addice sicuramene anche ai siti legati alla memoria di guerra, di cui esistono numerosi esempi sul pianeta (Miles 2014).

Come si può spiegare la grande attenzione mediatica del XXI secolo per i paesaggi culturali, per il ricordo, la rivalorizzazione e anche ricostruzione di siti, strutture e paesaggi di guerre del passato? Le narrative e le varie espressioni del patrimonio intangibile e soprattutto gli eventi e le cerimonie della memoria sostengono un processo di comprensione e valorizzazione (Jansen-Verbeke, 2009a,b). Esiste una relazione diretta tra la nozione stessa di World Heritage e guerre mondiali. In effetti, l’idea originale di creare un movimento internazionale finalizzato a proteggere il patrimonio (culturale) emerse dalla prima guerra mondiale. Gli studiosi hanno descritto il processo di creazione del patrimonio attraverso il quale i valori e l’estetica di un particolare periodo storico vengono imposti su uno spazio. L’attribuzione di nomi collegati alla guerra o a famosi campi di battaglia dovrebbero rimanere molto selettivi, per enfatizzare il significato loro attribuito.

In any case, we would favour an extremely selective approach towards places like “famous battlefields”, where there are no architectural features of note within the area in question. We must also consider the suitability of certain “places” without architectural merit, which were the scene of a positive historical event, such as a great scientific discovery, or a legend or fabulous event’ (ICOMOS 2008, p.65).

La patrimonializzazione di siti e paesaggi di guerra è partita da eredità private arrivando a promuovere richieste collettive e venendo sempre più istituzionalizzata – in direzione top-down – seguendo l’ambizione a ottenere il riconoscimento di World Heritage. E comunque, anche le ambizioni bottom-up degli stakeholders regionali giocano un ruolo importante nella creazioni di siti e paesaggi legati alle memorie di guerra, alla preservazione e ricostruzione di edifici collegati all’epoca della guerra ma anche infrastrutture e artefatti tangibili. Chiaramente, il centenario della Grande Guerra è un importante incentivo a riflettere sui valori associati con questo evento del passato e con il patrimonio da preservare per il futuro come i paesaggi e i siti delle memorie di Guerra.

Sta emergendo un rinnovato interesse per le guerre, il patrimonio e la storia delle guerre (ad esempio il turismo dei campi di battaglia) e anche un significativo passaggio dalle immagini di battaglie drammatiche e di sacrifici nazionali verso l’uso di nuovi simboli, immaginari e icone e verso la realizzazione di eventi commemorativi emozionanti ed evocativi presso i luoghi di alcune battaglie del passato. Questi sviluppi hanno nutrito e incentivato un nuovo interesse culturale per la produzione di nuovi e inventivi approcci al turismo culturale (Salazar 2012 a,b).

L’interesse per l’interpretazione della prima guerra mondiale (1914-1918) hanno portato cambiamenti drammatici nei 100 anni appena trascorsi, come è avvenuto anche per i confini e gli spazi geopolitici (Ashworth 2009). Il coinvolgimento militare e civile di così tanti paesi ha portato a punti di vista divergenti sulla mappa mondiale dei siti patrimonio della prima guerra mondiale e alla creazione di agende competitive tra gli stakeholders del XXI secolo. Come riferito da un intervistato (WHTRN Survey, 2012), “By categorising war as ‘heritage’ we remove it from the realm of current politics.”

Questo dibattito è ulteriormente complicato dall’interpretazione e valorizzazione del patrimonio intangibile che supporta i paesaggi della memoria (Hertzog 2012). I paesaggi del patrimonio di guerra mettono in connessione gli eventi nel tempo e nello spazio e anche le persone e i luoghi della memoria, e sono pertanto considerati degni di essere conservati, pur per diverse ragioni. Questa visione si applica sicuramente ai siti della memoria di guerra, di cui esistono molteplici esempi in tutto il mondo. I valori associati al patrimonio della Grande Guerra, in particolare, riflettono un ampio insieme di affinità. La connessione tra “memorie di guerra e pace” spesso enfatizzata nei media oggigiorno e nel marketing degli eventi, non è più così tanto evidente, come suggerito dalle reazioni alle domande aperte.

Figura 6 IT
Figura 6. Valori associati ai War Heritage Sites
Fonte: WHTRN Survey 2012.

In aggiunta alle risposta sopramenzionate in merito ai valori attuali del patrimonio culturale della guerra, il desiderio di ricercare cosa colpisce realmente richiede un’analisi approfondita di numerose reazioni alle domande aperte. Queste evidenziano risposte molto più sfumate e maggiori dettagli sul perché le persone considerano importante il patrimonio culturale della prima guerra mondiale (Fig. 6).

Luoghi della memoria

E’ interessante che il 94% dei rispondenti pensi che sia importante preservare il patrimonio materiale della prima guerra mondiale anche ora che tutti coloro che hanno effettivamente vissuto la Guerra non ci sono più. Il concetto di paesaggi della memoria sembra quindi fondamentale per il processo di commemorazione di una guerra che rischia altrimenti di venire dimenticata rapidamente:

World War I seems to be a forgotten war, overshadowed by World War II…

The memory of past events of WWI are important because they are places of memory and common heritage…

WWI is an inevitable part of our history and heritage

(Respondents, WHTRN Survey, 2012).

Scala globale

Un secondo aspetto è collegato alla dimensione degli eventi a cui i paesaggi culturali della prima guerra mondiale fanno riferimento. Numerosi rispondenti hanno evidenziato il fatto che la prima guerra mondiale è importante proprio perché è la prima guerra di dimensione mondiale. E non solo essa venne combattuta in campi di battaglia in tutto il pianeta, ma coloro che combatterono nelle Fiandre o in Francia provenivano da molte parti del mondo (coloniale). Usando le parole di un intervistato (WHTRN Survey, 2012):

It will be important if it interprets the impacts on former colonies that provided the fighting power and if the descendants and aging survivors in those countries are recognised. Western colonial mythologies need to be probably reinterpreted and untold stories need to be told if it is to be called a “World War”. Then the technical terms of World Heritage inscription such as authenticity and integrity will mean something honest to history.

Mentre alcuni hanno riconosciuto il carattere transnazionale della prima guerra mondiale (andando ben oltre i paesi tradizionalmente alleati), altri hanno continuato a ripetere l’importanza di alcuni campi di battagli divenuti iconici (Estelmann & Müller 2009, Petermann 2007).

Il est important de faire du champ de bataille de VERDUN, le plus grand au monde, le lieu symbole de la Grande Guerre à mettre en valeur, notamment avec le classement à l’UNESCO. Il ne faut pas oublier qu’en 2012, près de 49 millions de Français ont au moins un ascendant, qui a combattu lors de la bataille de VERDUN en 1916. C’est incontournable pour une Nation (Respondent, WHTRN Survey, 2012)

Importanza storica

Ciò si ricollega alle osservazioni espresse sull’importanza cruciale della prima guerra mondiale come punto di svolta della stria contemporanea (Clark 2011).

WWI was THE most important event in world history in the last 150-200 years. It marked the beginning of industrialised mass warfare; empires fell and rose in its wake; ideologies that are still shaping the world today were forged by it; the social, gender and cultural impacts of WW1 were colossal and are still felt today. Even the pattern and techniques of warfare developed during WW1 are much the same as found in warfare today. The sheer sacrifice of the participants transcended the normal boundaries of society and changed the relationship between people and rulers. It touched every part of the globe both directly and indirectly and in both cases, it did so profoundly… The importance of WW1 seems so self-evident that to ask the question ‘why memories should be kept alive?’ is almost bafflingly absurd (Respondent, WHTRN Survey, 2012)!

WWI changed the course of world history, eliminating empires that had stood for centuries. It had a tremendous impact on the history of the 20th and 21st centuries especially in Europe, North America and the Middle East.’ ‘WWI brought the empires to an end and paved the way of independent nation states, further it can be seen as the beginning of anti-colonial uprisings (Respondent, WHTRN Survey, 2012).

Questa motivazione si riflette anche nelle risposte che enfatizzano il ruolo dei siti della prima guerra mondiale per educare alla storia. Mentre la survey non ha direttamente investigato la questione dell’eccezionalità del valore universale, alcuni intervistati hanno indirettamente commentato su questo aspetto nelle risposte aperte. In particolare, un rispondente (WHTRN Survey, 2012) ha fatto un commento diretto piuttosto critico:

Just a remark: the use of the phrase “universal values” seems inappropriate. It is not established that there are such things as universal values. Also, the WWI, even if many countries and continents were involved, was not truly a “world war” and was a lot more important to Europeans than to anyone else. Therefore, speaking about “its value to the world” also seems biased.

Molti, poi, hanno evidenziato che, da una prospettiva militare, l’uso delle trincee è stato unico. Altri hanno anche dato suggerimenti più o meno specifici su cosa sia così unico da dover essere preservato (WHTRN Survey, 2012):

Preservation of actual sites is vital to the understanding of the battles. For example the view from Hell Fire Corner at Ypres shows why a small rise in ground is important.

It is very important that we preserve some sites and it is important to remain balanced in the view that the world must go on. The struggles in France and Belgium with new development destroying old battle sites and graves is a tough on. Perhaps more Vimy’s and more Menin Gates etc. and some preserved great cemeteries like Tyne Cot could become the main UNESCO type places preserved forever.

Memorie di guerra e pace

Sebbene la parola “pace” non appaia frequentemente nelle risposte alle domande aperte, alcuni intervistati hanno indicato che tra i motivi per cui si deve mantenere il patrimonio culturale della prima guerra mondiale c’è anche la promozione della pace internazionale, come strumento di educazione alla pace per le generazioni future. Molti hanno ricordato che la principale risoluzione internazionale dopo la prima guerra mondiale è stato un chiaro messaggio di pace: “Never again war”… “Nie wieder Krieg”( WHTRN Survey, 2012)

Un intervistato fiammingo ha evidenziato che bisognerebbe prestare maggiore attenzione alle persone comuni che hanno vissuto la guerra e ai perdenti che non volevano la guerra, come viene illustrato da una cartolina spedita da un soldato Tedesco ai propri genitori, con il grido “Liebe Eltern: “WENN GIBT ES ENDLICH FRIEDEN !!!

Alcuni commenti sono poi molto espliciti in merito al messaggio di pace presente nel patrimonio culturale connesso alla guerra:

Remembering war should be about promoting peace… Aim for young generations to grasp the devastation wars cause, to understand the suffering of young soldiers in the trenches and the real politics behind wars (Respondent, WHTRN Survey, 2012).

Un rispondente (WHTRN Survey, 2012) si è soffermato a ricordare perché è importante includere nella lista dei World Heritage i paesaggi della prima guerra mondiale:

I think a transboundary WH site focusing on the battles of the first world war could, if contextualized correctly, be a very compelling and powerful world heritage site. It would also be different, I think, from the WH sites pertaining to WWII (Auschwitz and Hiroshima) which are entirely ‘negative WH sites’ (Di Giovine 2008) that portray victimhood and man’s inhumanity to man. There still needs to be a peace-making narrative to the WWI site, but I think it needs to have a qualitatively different narrative.

Chiaramente, alcune questioni si sono prestate a offrire uno sfogo alle critiche:

A focus on WW1 to the exclusion of other conflicts – both more recent and more distant – provides a convenient locus for us to ‘dump’ concerns about war and other forms of military action. We can then no longer worry about the morality of war or of other forms of mass violence or our implication in it as civilians – the horrors of war are safely relegated to the period 1914 to 1918, and we can get on with our lives without having to