A cosa serve il turismo ?

Sébastien Jacquot

« A cosa serve il turismo ? » Come pensare un turismo senza turisti? Quale è “l’efficacia del turismo”, nei territori ordinari della turisticizzazione come Loches e il suo castello (città di media dimensione) o Montrésor (un piccolo paese), dove i turisti non sono numerosi e le ricadute economiche non sono né evidenti né rilevabili e in sostanza marginali? E, più precisamente, in che modo il turismo studiato in quanto “istituzione sociale”, contribuisce a (ri)produrre le località turistiche e la costruzione del collettivo e dell’identità?

Saskia Cousin, antropologa francese, applica in questo volume di antropologia politica una metodologia storica ed etnografica alle due località di Loches e di Montrésor in Turenna, nella regione francese del Centro. L’autrice analizza gli usi “sociali, spaziali e politici” del turismo e “il modo in cui la volontà politica e l’investimento da parte dei notabili e degli abitanti hanno contribuito a trasformare Montrésor in un bellissimo villaggio medievale e Loche in cittadina reale”.
L’inchiesta studia quindi i percorsi degli eletti, i loro discorsi, i loro progetti in relazione alla costruzione delle immagini del turismo, che risalgono a volte a oltre un secolo addietro e di cui vengono seguiti il progredire e gli sfasamenti. L’autrice conduce ugualmente delle analisi tanto vive quanto stimolanti delle feste turistiche, patrimoniali o di villaggio che mettono in luce i giochi di potere (“il potere messo a nudo”) come in occasione della festa di consegna delle chiavi del campanile di Loches, o che al contrario costruiscono il locale attraverso la distribuzione delle identità fra turisti ed abitanti. Infine, prestando attenzione alle parole utilizzate, ai percorsi dei notabili e degli abitanti, che siano o meno “di primo pelo”, residenti di seconde case o nuovi arrivati, mostra il coinvolgimento nei progetti turistici e gli incroci fra “storia locale e storie personali”.
Nei primi due capitoli S. Cousin studia le costruzioni territoriali proteiformi, sui tempi lunghi e a partire da un groviglio di saperi e discorsi: turistici, eruditi, amministrativi, geografici, folkloristici, ecc., che costituiscono le immagini identificanti (nozione ripresa da Marc Augé), che al di là delle loro trasformazioni si cristallizzano e forgiano un’immagine dei territori. Questo primo approccio rivela un metodo di apprendimento delle immagini e dei discorsi sui territori, la loro efficacia ma anche il loro bricolage. L’importanza del legame fra costruzione territoriale e saperi conduce allora a uno studio delle poste in gioco di ordine politico, poiché il turismo costituisce “un buon prodotto politico”. La costruzione del locale attraverso le politiche pubbliche del patrimonio e del turismo passa attraverso numerose deviazioni, attraverso riferimenti a paradigmi esogeni, o attraverso l’integrazione a dei riferimenti nazionali di cui ugualmente precisa la storia. Questo rapporto fra locale e nazionale si esplica anche nel « setaccio della storia » e nell’appropriazione della storia nei racconti locali.
Infine gli ultimi tre capitoli sono consacrati alla ridefinizione delle identità e dei rapporti con il territorio attraverso l’investimento ed il coinvolgimento nel turismo che permette lo studio delle categorie incrociate di abitanti e turisti. In questo modo S. Cousin mostra a Loches un discorso politico che disegna degli abitanti partecipi alla produzione della città turistica, che aprono i propri negozi, che rifanno l’intonaco alle facciate nonostante siano fuori dal settore turistico, sia spazialmente (la Cittadella di Loches è di proprietà di residenti di seconde case e di turisti) che culturalmente, poiché si suppone che non siano interessati al patrimonio culturale. Al contrario, in uno dei passaggi più stimolanti, l’autrice mostra come a Montrésor il modo in cui due feste, lo spettacolo storico e la festa della pittura, configurino a priori in modo diverso abitanti e turisti: una costituisce una esplicita messinscena per i turisti, l’altra una festa ad esclusivo beneficio dei locali. Il pubblico che partecipa è però esattamente lo stesso, poiché nel primo caso non sono più numerosi i turisti, la differenza risiede nelle aspettative ed in particolare nell’integrazione del discorso turistico. La festa turistica rivela allora i suoi aspetti negativi, poiché diviene “una modalità di raccontare se stessi”, dato che “si tratta alla fin fine di rivolgersi a se stessi, di osservarsi turisticizzati”. Queste feste consentono ugualmente di integrare i nuovi arrivati con i residenti del villaggio attraverso il loro ruolo di partner dell’offerta turistica: “essi sono esibiti e si esibiscono come abitanti”.
In conclusione S. Cousin propone una versione aggiornata della decostruzione dell’opposizione binaria fra turisti ed abitanti, mostrando il loro ruolo in quanto “categorie politiche” che male si adattano alle transizioni ed alle mescolanze. I discorsi sul turismo producono le frontiere fra il sé e l’altro. L’effettività del turismo trova qui una parte della sua spiegazione: il turismo, in quanto istituzione sociale, costituisce il “desiderio del desiderio dell’altro” degli operatori pubblici mentre rivela un desiderio del sé. Gli specchi del turismo consentono “ a ognuno di riconoscersi nella forma delle immagini proiettate”, consolidando le rappresentazioni della località, contribuendo a rinegoziare il rapporto fra locale e nazionale, fra sé e l’altro.


IL LIBRO

Cousin Saskia, 2011, Les Miroirs du tourisme, Ethnographie de la Touraine du Sud, Descartes et Cie

PER CITARE QUESTO ARTICOLO

Riferimento elettronico:
Sébastien Jacquot, A cosa serve il turismo?, Via@, Recensione, postato il 31 maggio 2012. URL : http://www.viatourismreview.net/Recension2_IT.php

AUTORE

Sébastien Jacquot
Université Paris 1 – Panthéon Sorbonne – sebastien.jacquot@univ-paris1.fr

TRADUZIONE

Alessia Mariotti – Università di Bologna